La bilancia dei pagamenti (BdP)

Dopo averla citata svariate volte nel corso dei precedenti post (quello sull’Area Valutaria Ottimale e sul ciclo di Frenkel che vi consiglio di leggere) finalmente è giunto il momento di spiegare cos’è la bilancia dei pagamenti. A differenza di tutti gli altri concetti base di macroeconomia questo indicatore è poco noto al grande pubblico, infatti, difficilmente troverete nei giornali generalisti articoli che parlino di problemi relativi alla nostra bilancia dei pagamenti mentre, ad esempio, si sono scritte pagine e pagine sul nostro debito pubblico, alle volte anche con titoloni nelle prime pagine. Tuttavia, pur non avendo un grande risalto mediatico, è riconosciuto dalla scienza economica come uno dei principali indicatori macroeconomici per valutare lo stato di salute dell’economia di un Paese. In questo post mi limiterò a spiegarla da un punto di vista teorico, nei prossimi invece vedremo che lo squilibrio nelle partite correnti della bilancia dei pagamenti italiana è stato alla base sia dell’attacco speculativo del 1992 e che della crisi del 2011. La definizione di bilancia dei pagamenti (BdP) è la seguente: “La bilancia dei pagamenti è uno schema contabile che registra le transazioni tra i residenti in un’economia e i non residenti, in un dato periodo di tempo.” In sostanza la BdP registra tutte le esportazioni e le importazioni di una nazione, non solo quelle di beni e servizi ma anche quelle di capitale. Si basa sui principi della partita doppia quindi di conseguenza il suo totale deve sempre essere in pareggio. Facciamo un esempio per spiegare come si arriva al pareggio contabile nella BdP: se esporto beni avrò un movimento di segno negativo nella mia bilancia (escono merci), che verrà pareggiato dal segno positivo dei soldi che vengono guadagnati da queste esportazioni, nel caso delle importazioni il ragionamento è ovviamente inverso. La bilancia dei pagamenti è divisa in quattro sezioni: Partite correnti: registrano i movimenti di merci e servizi, i pagamenti di redditi (da lavoro e da capitale) ai non residenti, e i trasferimenti unilaterali correnti; Conto capitale: registrano le operazioni relative a immobilizzazioni immateriali (brevetti, royalties) e i trasferimenti in conto capitale; Conto finanziario: registra i movimenti (importazioni e esportazioni, cioè afflussi e deflussi) di capitali Errori e omissioni: questa sezione si spiega da sola ed esiste perché le fonti dei dati statistici sono differenti e quindi non sempre coincidono perfettamente. I saldi più importanti da prendere in considerazione sono, senza ombra di dubbio, quelli delle partite correnti e del conto finanziario, gli altri due sono sostanzialmente residuali. Partite correnti e conto finanziario si muovono tendenzialmente in modo opposto perché il primo riporta il flusso di beni, servizi e redditi da e verso l’estero, il secondo i flussi e i deflussi di capitali frutto del movimento riportato negli altri tre saldi. Più avanti vedremo che l’Italia, poco prima della crisi del 2011, aveva un grossissimo deficit nei saldi delle partite correnti (e di conseguenza un surplus nel conto finanziario). Questi due saldi sono suddivisi in sezione e, per fare un’analisi accurata dei problemi, è importante evidenziarli. Andiamo dunque ad analizzarli insieme.

Partite correnti

Il saldo delle partite correnti ci dice se e quanto il Paese dipende da merci, fattori di produzione o trasferimenti esteri e sono composti da quattro sezioni:

Saldo beni: riportano tutti i movimenti di merci in entrata e uscita dal nostro Paese, in pratica segnala tutte le esportazioni e le importazioni di merci. Se questo saldo è negativo vuol dire che lo Stato importa più di quello che esporta.

Saldo servizi: riporta le esportazioni e le importazioni di servizi, tra questi è molto importante (soprattutto per l’Italia) il dato relativo al turismo.

Saldo redditi: è, insieme al saldo beni, quello più importante per valutare lo stato di salute di un’economia. Esprime quelli che vengono denominati redditi netti esteri (RNE), in pratica la differenza tra redditi che affluiscono nel Paese per servizi prestati all’estero da fattori produttivi residenti e i redditi che defluiscono dal Paese per servizi prestati nel Paese da fattori produttivi non residenti. Alcuni esempi: se un Italiano compra un azienda in Germania, i profitti dell’azienda che tornano in Italia avranno segno positivo nel nostro saldo redditi, se al contrario un tedesco compra un’azienda in Italia, i profitti che tonano in Germania avranno segno negativo nel saldo redditi italiano. Da questo deriva che se uno Stato ha un saldo redditi altamente negativo, vuol dire o che ci sono molte aziende nel Paese di proprietà straniera, oppure, che c’è un forte flusso di capitale preso a prestito dall’estero che, ovviamente, deve essere tornato con gli interessi.

Saldo trasferimenti correnti: il saldo trasferimenti riporta tutte le cosiddette rimesse internazionali, in pratica i soldi che vengono spediti dall’Italia verso l’estero. Un esempio classico sono i soldi inviati nel loro Paese dagli immigrati che lavorano in Italia. Tendenzialmente nelle economie sviluppate il saldo trasferimenti è negativo, in quanto è probabile che ci sia un alto numero di immigrati che trasferiscono parte del loro reddito verso l’estero, almeno un numero superiore rispetto agli emigrati che fanno rimpatriare i propri redditi.

Conto finanziario

Il saldo del conto finanziario ci dice come il Paese finanzia il suo eventuale squilibrio negativo o positivo nella relazione con gli altri Paesi. In sostanza, ci fa capire che se uno Stato  non riesce a finanziare le sue importazioni con il flusso di capitale derivante dalle esportazioni sta prendendo soldi in prestito dall’estero o, viceversa, se esporta più di quello che importa che lo Stato sarà creditore netto nei confronti dell’estero. Come le partite correnti anche il conto finanziario è diviso in sezione, in questo caso sono cinque:

Investimenti diretti: si tratta di acquisto di quote societarie di aziende locali da parte di investitori esteri, con l’obbiettivo di ottenere la quota di maggioranza (si parla di M&A, Merger and acquisitions). Potrebbero essere anche degli investimenti per impiantare nuove attività produttive (in questo caso si parla di greenfield). I soldi derivanti da acquisizioni, fusioni o nascita di nuove società da parte di esteri vengono contabilizzati con segno positivo nella sezione degli investimenti diretti, se invece vengono operati da aziende italiane all’estero il segno sarà negativo.

Investimenti di portafoglio: sono tipicamente gli investimenti fatti da esteri per la gestione della liquidità, in pratica l’acquisto di titoli finanziari per avere un rendimento nel breve termine.

Derivati finanziari: valgono le considerazioni fatte per gli investimenti di portafoglio.

Altri investimenti: sono i crediti/debiti commerciali e altre voci minori.

Riserve ufficiali: questa sezione registra le riserve di valuta straniera detenuta dalla banca centrale del Paese, per regolare alcuni scambi commerciali. Generalmente le valute in riserva sono dollari americani, Euro, sterline inglesi e Yen giapponesi.

Fatta questa piccola introduzione teorica, nei prossimi post andremo a vedere come gli ultimi due attacchi speculativi che hanno colpito la nostra economia (nel 1992 e nel 2011) abbiano alla base un deficit delle nelle partite correnti della bilancia dei pagamenti italiana. Vedremo, inoltre, che l’Italia ha migliorato il proprio saldo corrente (riportandolo in surplus) in due modi diversi: nel 1992 svalutando pesantemente la Lira, mentre nel 2011 distruggendo la domanda interna.

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