Verità per Giulio Regeni – Noi ci siamo, e voi?

In molti avrete visto uno striscione giallo riportante la scritta “verità per Giulio Regeni” affisso nei palazzi istituzionali, nelle piazze, nelle università e in molti articoli che da quasi  due anni cercano di fare chiarezza su una verità dolorosa.


Vorremo chiedervi di essere una piccolissima parte di questa verità insieme a noi, ma per farlo vorremo prima capire il significato di quello striscione giallo, sperando forse che in molti aderiate a questa iniziativa.

Facendo riferimento ad un intervista rilasciata a Repubblica 18 giorni dopo la sua scomparsa, vogliamo provare a raccontare questa vicenda dal punto di vista dei genitori di Giulio: Paola e Claudio Regeni.
Giulio era un giovane uomo, un viaggiatore. Era un cittadino del mondo. Fin da piccolo aveva mostrato una passione per la storia e le scienze sociali. A Fiumicello, era stato prima assessore allo sport e tempo libero e poi sindaco del Governo dei Giovani.
Era uno studente ventottenne e frequentava un dottorato presso l’università di Cambridge, nel Regno Unito.
Stava conducendo una ricerca sui sindacati indipendenti in Egitto nel periodo successivo al 2011, quando finì il governo di Hosni Mubarak. Era al Cairo, quando il 25 gennaio 2016 è scomparso. Il suo corpo è stato ritrovato 9 giorni dopo, in un fosso ai bordi dell’autostrada Cairo-Alessandria.
“Ho riconosciuto Giulio solo dalla punta del naso. Quello che è successo non è un caso isolato” dirà la madre ricordando il riconoscimento del figlio.

La ricerca di verità per Giulio Regeni è diventato un grido di speranza, un simbolo non solo per lui ma anche per tutte le vittime di inspiegabile violenza.

Esporre quello striscione, indossare quel braccialetto, significa credere negli ideali di verità e giustizia.
La brutale uccisione di questo giovane ricercatore ha scioccato il mondo, accendendo i riflettori sulle sistematiche sparizioni forzate praticate oggi in Egitto, che Amnesty attraverso i suoi ricercatori sta cercando di documentare attraverso fatti e testimonianze.
Il quadro che ne consegue è allarmante: in media 3/4 persone sono vittima ogni giorno di sparizioni forzate in Egitto.

Sono trascorsi quasi due anni dal 25 gennaio 2016 ma ancora le autorità egiziane si ostinano a non voler rivelare i nomi di chi ha ordinato, eseguito, coperto e ancora copre, il sequestro, la tortura e l’omicidio di Giulio.
Amnesty International (per info sulla campagna, clicca qui)  insieme a La Repubblica hanno lanciato una campagna a partire da febbraio 2016, chiedendo che questo omicidio non venga dimenticato e per ottenere una verità accertata e riconosciuta su chi si occupa di diritti umani in un paese che reprime con la violenza e la repressione chi tenta di occuparsene.

La famiglia di Giulio ha attivato un conto, sul quale si potranno effettuare donazioni volte a coprire le spese legali (viaggi per portare avanti le indagini, perizie, copie, traduzioni ecc…) e le spese per i viaggi e l’organizzazione di eventi finalizzati alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica. Le donazioni raccolte verranno inoltre utilizzate  per finalità benefiche in nome del messaggio di pace di Giulio.

Vogliamo proporvi di partecipare a questa iniziativa acquistando un braccialetto giallo. Ci stiamo attivando per fare un ordine collettivo dei braccialetti. Se ne vuoi acquistare uno anche tu, scrivici una email a consultagiovani.aviano@gmail.com, oppure attraverso la nostra pagina facebook Consulta Giovani Aviano.

Un piccolo gesto per la verità!

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